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Vi racconto una storia… Di viaggi, camper, pionieri e strade percorse

PUBBLICATO IL 20/10/2026

Perché la storia non comincia quando qualcuno decide di raccontarla.

Vi racconto una storia.


Una di quelle storie che non cominciano con un post su Facebook, con un reel su Instagram o con qualcuno che annuncia di aver inventato un nuovo modo di viaggiare. Una storia che comincia molto, molto prima. Perché ultimamente, leggendo certe cose sui social, mi viene spesso da sorridere. E qualche volta, lo ammetto, anche da arrabbiarmi. Si parla di viaggi autentici, di esperienze vere, di itinerari esclusivi, di nuove filosofie di viaggio. Si parla persino di imitazioni. E allora mi sono detta: forse è arrivato il momento di raccontare un po' di storia. Non soltanto la nostra. Ma quella di un intero settore che esiste da quasi un secolo e che qualcuno sembra aver scoperto soltanto ieri. Perché la storia dei viaggi di gruppo in camper non è cominciata ieri. E soprattutto non è cominciata con chi oggi la racconta meglio.

 

Tutto comincia molto prima di quanto immaginiamo

Facciamo un salto indietro nel tempo.
Siamo in Inghilterra, il 5 luglio 1841. Un uomo di nome Thomas Cook organizza un viaggio collettivo in treno da Leicester a Loughborough. Partecipano circa 500 persone, che pagano uno scellino per prendere parte all'escursione. Quel viaggio viene ricordato come una delle tappe fondamentali nella nascita del turismo organizzato moderno.
Pensate, siamo nel 1841. E qualcuno aveva già capito che viaggiare insieme poteva diventare qualcosa di più di un semplice spostamento.
Ma la nostra storia deve fare un altro salto. Arriviamo al 1901. Sempre in Inghilterra, un appassionato viaggiatore e ciclista, Thomas Hiram Holding, fonda l'Association of Cycle Campers, considerata una delle prime associazioni organizzate dedicate al campeggio. Holding è una figura straordinaria per il turismo all'aria aperta: un uomo che aveva fatto del viaggio essenziale, della vita nella natura e della condivisione una vera filosofia. 
Nel 1909 l'associazione cambia nome e diventa Amateur Camping Club.
Nel 1919 assume il nome di Camping Club of Great Britain and Ireland.
Nel 1933 organizza a Hampton Court Park il primo raduno internazionale della Federazione Internazionale del Campeggio e del Caravanning.
E nel 1963 nasce al suo interno una sezione dedicata specificamente ai motor caravan, gli antenati dei camper moderni. Capite cosa significa? Che oltre sessant'anni fa esistevano già strutture associative dedicate ai viaggiatori con veicoli ricreazionali a motore. E che il desiderio di viaggiare insieme, condividere esperienze e scoprire il mondo non è certo un'invenzione recente. Poi questa cultura si diffonde in tutta Europa, Italia compresa. Nascono club, associazioni e realtà organizzate. Si moltiplicano i raduni e, progressivamente, i viaggi itineranti. Il turismo in camper diventa un mondo con una propria identità. Un mondo fatto di persone, esperienze e strade percorse. Molto prima che qualcuno decidesse di raccontarlo sui social.
 

 

E in Italia?

La storia comincia quasi cento anni fa. 13 aprile 1932. Torino. Nasce il primo club italiano di campeggiatori, l'Autocampeggio Club Piemonte. È il quinto club di questo genere in Europa. Pensate: nel 1932, quasi cento anni fa, in Italia esisteva già un'associazione di persone che condividevano la passione per il viaggio itinerante.
Nel 1933 nasce la federazione internazionale del campeggio.
Nel 1940 viene riconosciuta ufficialmente un'associazione nazionale dei campeggiatori.
Nel 1950 nasce la Federcampeggio, destinata a riunire numerose realtà italiane. E intanto il turismo itinerante continua a crescere. Arrivano le roulotte, si diffondono i veicoli ricreazionali e, con il passare degli anni, i camper cominciano a diventare una presenza sempre più familiare sulle strade.
24 novembre 1973. A Bologna prende forma un gruppo di appassionati che riunisce possessori di roulotte, camper e altri veicoli ricreazionali.
Nel 1985 quel percorso porterà alla costituzione formale di un'associazione dedicata proprio al mondo dei camperisti. E siamo ancora negli anni Ottanta. Quando molti di coloro che oggi organizzano viaggi di gruppo non erano neppure nati.

Quando viaggiare era davvero un'avventura

Provate a immaginare cosa significasse organizzare un viaggio itinerante in quegli anni. Niente Google Maps. Niente Park4Night. Niente WhatsApp per comunicare con gli equipaggi.
Niente recensioni online per scegliere una struttura. Niente internet per controllare in pochi secondi le condizioni di una strada o le formalità per attraversare una frontiera. C'erano le cartine, le guide cartacee, i contatti personali, gli appunti raccolti durante i viaggi precedenti. C'erano persone che studiavano itinerari per mesi. Che attraversavano frontiere con procedure molto più complicate di quelle attuali. Che percorrevano piste nel deserto senza sapere  esattamente cosa avrebbero trovato. E che tornavano a casa con informazioni preziose da condividere con altri viaggiatori.
Nacquero così tanti club, gruppi organizzati e, successivamente, operatori professionali specializzati nel turismo itinerante.
Negli anni Ottanta e Novanta il mondo dei camperisti era già una realtà consolidata. Si organizzavano raduni, incontri, viaggi in Italia e all'estero. E con il tempo le destinazioni diventavano sempre più lontane. Marocco, Tunisia, Turchia, Scandinavia, Islanda. Luoghi che oggi sembrano quasi scontati nel catalogo di un organizzatore di viaggi in camper, ma che allora richiedevano una preparazione completamente diversa. Anche i tour operator specializzati nel turismo itinerante hanno una storia che precede di molti anni l'attuale stagione dei social.
Alcune realtà sono ancora attive, altre hanno cambiato forma, altre ancora hanno concluso la propria attività. Ma il loro contributo non scompare soltanto perché oggi non hanno più una pagina Facebook sulla quale raccontarlo.
E soprattutto, il fatto che una storia non venga raccontata non significa che non sia mai esistita.

2008.

Nasce Rotta360. Ma la storia comincia molto prima.
Per raccontare Rotta360 bisogna prima raccontare qualcosa di chi l'ha fondata. Fabio Mondelli. Perché quando nel 2008 nasce Rotta360, Fabio ha già alle spalle decenni di viaggi ed esperienze in giro per il mondo. La sua passione per i grandi viaggi nasce con un'esperienza in Amazzonia.
Ma è nel 1987, durante un safari in Kenya, che scatta qualcosa di particolare. È l'inizio di un legame profondo con l'Africa. Da quel momento si susseguono viaggi in Etiopia, Tunisia, Marocco, Algeria, Niger e in tanti altri Paesi. Con il fuoristrada attraversa piste e deserti del Nord Africa, in anni in cui viaggiare in quei territori richiede una preparazione ben diversa da quella di oggi. Ma la sua storia non è soltanto quella di un viaggiatore.
Dal 1991 al 2000 Fabio collabora con organizzazioni non governative italiane, agenzie delle Nazioni Unite e istituzioni europee, partecipando a progetti di emergenza e sviluppo. Vive in Mauritania, Capo Verde, Zaire, Ruanda, Albania e Somalia. Dieci anni durante i quali il viaggio si intreccia con la conoscenza delle persone, delle culture e delle realtà locali. E intanto continua a esplorare. Mali, Burkina Faso, Senegal, Gambia, Egitto, Yemen, Gibuti. Poi la Patagonia, l'Islanda, la Mongolia, la Namibia, la Turchia e tantissime altre destinazioni.
Dal 1998 organizza anche crociere in barca a vela, partecipandovi come skipper e istruttore. Insomma, quando nel 2008 fonda Rotta360, non sta cercando di inventare il viaggio di gruppo. Sta facendo una cosa molto più semplice. Sta trasformando decenni di esperienza personale in qualcosa da condividere con altri viaggiatori. Ed è questa la vera origine di Rotta360. Non un'idea nata davanti a un computer. Ma un progetto nato dopo migliaia e migliaia di chilometri, attraversando continenti, conoscendo persone, affrontando imprevisti e imparando a viaggiare.
Negli anni si susseguono destinazioni, viaggi, accompagnatori, equipaggi. Il Marocco, la Tunisia, la Norvegia, l'Islanda e tanti altri Paesi entrano nella storia di Rotta360. Centinaia di esperienze, migliaia di chilometri, tante persone che contribuiscono a costruire un patrimonio di conoscenze. Naturalmente non mancano i cambiamenti, le difficoltà, le vicissitudini. Perché diciotto anni di storia non possono essere fatti soltanto di momenti belli. Ma quella storia esiste. Ed è fatta di persone che hanno viaggiato davvero.
 

E poi c'è Maurizio. E qui dobbiamo tornare addirittura al 1984.
 

C'è un'altra persona della nostra squadra la cui storia merita di essere raccontata. Maurizio Turco. Chi ha viaggiato con lui sa bene di cosa parlo. Maurizio è uno di quelli che quando comincia a raccontare di piste, deserti e viaggi, potrebbe andare avanti per ore. E soprattutto non racconta cose lette su internet. Racconta luoghi che ha attraversato davvero.
La sua storia con l'Africa comincia nel 1984. In quell'anno affronta il suo primo viaggio in moto in Egitto. È lì che nasce quello che lui stesso definisce il suo Mal d'Africa. Negli anni Novanta è anche un pilota attivo nei campionati di Enduro e Rally. Ma soprattutto continua a viaggiare. Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Mauritania. Deserti, piste, territori remoti. Viaggia in moto, in fuoristrada e con altri mezzi, attraversando luoghi che ancora oggi richiedono esperienza e preparazione.
E poi arriva il 1991. Maurizio scopre l'Islanda. Ed è un altro colpo di fulmine. Da quel momento, per oltre trent'anni, torna ripetutamente sull'isola, esplorandone le piste interne, i territori più remoti e gli ambienti più difficili. Non soltanto sulle strade principali, ma anche lungo i percorsi dell'interno, dove la conoscenza del territorio fa davvero la differenza. E l'Islanda diventa una delle sue grandi passioni. Ma non si ferma lì. La Puna argentina, la Patagonia, l'Oman, il Kirghizistan, la Namibia.
Viaggi in fuoristrada e itinerari self-drive che lo portano anche oltre i 5.000 metri di altitudine, lungo antiche rotte commerciali e attraverso alcuni dei deserti più spettacolari del pianeta. E allora capite perché mi viene da sorridere? Quando Maurizio racconta che lui e Fabio in Marocco ci andavano quando molti di noi non erano neppure nati, non è una frase a effetto. È il racconto di una vita. Maurizio viaggiava in Africa nel 1984. Fabio attraversava l'Africa negli anni Ottanta. Rotta360 sarebbe nata soltanto nel 2008.
E oggi qualcuno parla di viaggi autentici, di nuove esperienze e di itinerari mai visti. Per carità, ben vengano le nuove idee. Ma forse, prima di rivendicare qualche primato, bisognerebbe conoscere un po' meglio chi quelle strade le percorre da quarant'anni. E questo vale per Fabio, per Maurizio e per tanti altri viaggiatori e accompagnatori storici, anche di altri tour operator. Perché l'esperienza non nasce quando cominciamo a pubblicarla. Nasce quando cominciamo a viverla.
 

2018. E intanto, nel Lodigiano…

Ora vi racconto un altro pezzo di questa storia. Un pezzo che mi riguarda personalmente.
Siamo nel 2018. Attraverso l'esperienza dei Camperisti Lodigiani iniziamo a organizzare raduni, incontri e viaggi itineranti in Italia. Non c'è ancora Camperdiem. Non c'è un tour operator da gestire. C'è semplicemente una grande passione per il camper e per il piacere di condividere il viaggio con altre persone. Si studiano itinerari, si cercano luoghi interessanti, si organizzano attività, si mettono insieme equipaggi. Si scopre quanto lavoro ci sia dietro qualcosa che, visto dall'esterno, può sembrare semplicemente un gruppo di camper che parte per un fine settimana. Ma si scopre anche quanto sia bello far conoscere un territorio, condividere un'esperienza, creare occasioni di incontro. Ed è proprio lì che comincia a prendere forma qualcosa di più.


2020. Nasce Camperdiem.


Nel 2020 nasce Camperdiem. E nasce come blog. Un luogo dove raccontare viaggi, condividere itinerari, dare consigli e mettere a disposizione di altri camperisti le esperienze accumulate negli anni. Un progetto nato dalla passione per il turismo itinerante, con un'attenzione particolare alle famiglie. Perché viaggiare in camper con i bambini è un'esperienza meravigliosa, ma ha esigenze e ritmi diversi. E noi questo mondo lo conosciamo bene. Camperdiem nasce proprio con l'idea di raccontare un modo di viaggiare che non sia soltanto spostarsi da una destinazione all'altra. Un viaggio fatto di soste, di incontri, di curiosità, di esperienze e soprattutto di tempo. Il tempo per conoscere un luogo. Il tempo per viverlo. Il tempo per permettere anche ai più piccoli di sentirsi parte dell'avventura. Ma attenzione: quando nasce il blog, l'esperienza nell'organizzazione di raduni e viaggi itineranti è già cominciata da due anni. E questo è un dettaglio importante. Perché la data di nascita di un sito internet non coincide necessariamente con l'inizio di un'esperienza.

 

2021. Due strade si incontrano.

 

Nel 2021 conosciamo Rotta360. Da una parte una realtà con una lunga esperienza nei viaggi di gruppo, anche verso destinazioni lontane e complesse. Dall'altra Camperdiem, con il proprio percorso nel turismo itinerante e una particolare attenzione ai viaggi in famiglia. Nasce così una collaborazione dedicata allo sviluppo del settore family. L'obiettivo è unire due esperienze differenti, ma complementari. Da una parte la conoscenza dei territori e l'organizzazione di viaggi itineranti. Dall'altra la volontà di creare proposte che tengano conto delle esigenze delle famiglie, dei bambini e dei ragazzi. Viaggi dove i più piccoli non siano semplicemente passeggeri al seguito degli adulti. Ma protagonisti dell'esperienza. Con attività, tempi e itinerari pensati anche per loro. E qui voglio sottolineare una cosa. Nemmeno i viaggi di gruppo per famiglie li abbiamo inventati noi. Esistevano già. Noi abbiamo cercato di sviluppare una nostra proposta, partendo dall'esperienza che avevamo costruito. Perché questa è la differenza tra voler fare bene il proprio lavoro e pretendere di aver inventato qualcosa.

 

2024. Un nuovo capitolo.

 

Nel 2024 arriva un altro cambiamento importante. La gestione di Rotta360 passa a noi. E con questo passaggio si incontrano definitivamente due percorsi. Quello di Rotta360, nato nel 2008.
E quello di Camperdiem, nato come esperienza organizzativa nel 2018 e diventato blog nel 2020. Non si tratta di cancellare il passato per ricominciare da zero. Al contrario. Si tratta di raccogliere un'eredità, valorizzarla e costruire qualcosa di nuovo.
Portiamo nuove idee, nuovi itinerari, nuove modalità di viaggio. Sviluppiamo ulteriormente il settore family, ampliamo le proposte e lavoriamo per rendere sempre più flessibili le esperienze.
Nel 2025 Camperdiem diventa anche una realtà imprenditoriale nel settore turistico, con la propria attività di tour operator. Ma il principio rimane lo stesso. Non abbiamo inventato il viaggio di gruppo in camper. E non abbiamo mai avuto bisogno di dirlo.


E arriviamo a oggi. Quando sento parlare di imitazioni, sorrido.



Ed eccoci al 2026. Oggi basta aprire un social per leggere di viaggi "veri", di esperienze "autentiche", di itinerari "unici", di nuove formule che promettono di rivoluzionare il turismo itinerante. E fin qui, nulla di male. Ognuno ha il diritto di raccontare il proprio lavoro, valorizzare le proprie proposte e spiegare perché ritiene speciale ciò che offre.
Lo facciamo anche noi. Ma quando sento parlare di imitazioni, mi viene spontaneo sorridere. Perché mi domando: imitazioni di cosa? Di un viaggio in Marocco? Di una traversata della Tunisia? Di un itinerario in Norvegia? Di un viaggio in Islanda? Di un gruppo di camper che parte insieme, con un accompagnatore, per scoprire un Paese? Davvero qualcuno pensa di aver inventato tutto questo? Stiamo parlando di destinazioni che vengono percorse da gruppi organizzati da decenni.
Da persone che hanno iniziato quando non esistevano neppure gli strumenti con cui oggi raccontiamo quei viaggi. E questo non vale soltanto per Rotta360. Vale per tanti tour operator storici, per tanti club, per tanti accompagnatori che hanno contribuito a costruire il turismo itinerante. Persone che forse non hanno migliaia di follower. Che forse non realizzano reel virali. Che forse non hanno mai pensato di definirsi pionieri. Ma che quelle strade le percorrevano davvero.

 

E poi ci sono i famosi "viaggi veri".

 

Anche questa è un'espressione che sento spesso. E mi fa riflettere. Perché cosa sarebbe, esattamente, un viaggio vero? Quello che attraversa un deserto? Quello che si ferma in un villaggio lontano dai circuiti turistici? Quello che permette di conoscere le persone del posto? Quello che lascia spazio agli imprevisti, alla scoperta e all'incontro? Benissimo. Ma davvero pensiamo che tutto questo sia nato negli ultimi anni? I viaggiatori che attraversavano il Sahara decenni fa non stavano forse vivendo esperienze autentiche? Chi raggiungeva Capo Nord con mezzi decisamente meno confortevoli di quelli attuali non stava forse facendo un viaggio vero? Chi si avventurava sulle piste del Marocco con una cartina di carta e pochi punti di riferimento non stava forse vivendo un'avventura? E gli itinerari personalizzati? Anche quelli esistevano molto prima che diventassero un'espressione di marketing. Gli organizzatori hanno sempre cercato di adattare percorsi, attività e modalità di viaggio alle caratteristiche dei gruppi.
Oggi abbiamo strumenti diversi, mezzi migliori e tecnologie che semplificano il lavoro. Possiamo certamente creare formule nuove e più flessibili. Ma innovare qualcosa non significa necessariamente averla inventata.

 

La differenza tra fare e raccontare.

 

Credo che uno dei grandi cambiamenti degli ultimi anni sia proprio questo. Un tempo, per costruirsi una reputazione, servivano anni di lavoro, di viaggi, di esperienze e soprattutto di passaparola. Oggi, grazie ai social, si può costruire una narrazione molto forte in pochissimo tempo. E non c'è nulla di sbagliato. La comunicazione è importante. Anche noi investiamo tempo ed energie per raccontare quello che facciamo.
Il problema nasce quando la narrazione rischia di prendere il posto della memoria. Quando chi arriva oggi sembra dimenticare chi c'era ieri. Quando il modo di presentare un'esperienza diventa più importante dell'esperienza stessa. Quando si confonde la capacità di raccontare una destinazione con l'averla scoperta. Perché una bella fotografia non rende qualcuno il primo ad aver raggiunto un luogo. Un reel emozionante non rende nuovo un itinerario percorso da decenni. E una frase a effetto non cancella il lavoro di chi è arrivato prima. Essere i primi a raccontare qualcosa a un nuovo pubblico non significa essere stati i primi a farla.

 

Nessuno è proprietario di una destinazione.

 

Voglio essere molto chiara su questo punto. Nessuno ha l'esclusiva del Marocco. Nessuno ha inventato la Tunisia. Nessuno può rivendicare la proprietà di un viaggio a Capo Nord, di un itinerario tra i fiordi norvegesi o di un'esperienza nel deserto. Le destinazioni appartengono al mondo. Ed è normale che operatori diversi propongano mete simili, che alcuni percorsi si sovrappongano e che nuove realtà prendano ispirazione da ciò che già esiste. Del resto, è così che si evolve qualsiasi settore. La differenza la fanno la preparazione, la competenza, la conoscenza del territorio, l'organizzazione, la sicurezza, la professionalità e soprattutto il modo in cui si accompagna un gruppo. Non basta scegliere una destinazione per rendere un viaggio uguale a un altro. Ma non basta nemmeno cambiare il nome di una formula per poter affermare di aver inventato qualcosa. Si può essere originali senza pretendere di essere i primi. E si può essere bravi senza dover sminuire chi fa lo stesso lavoro.

 

Il rispetto per chi ha costruito questa storia.

 

Quello che mi dispiace, più di ogni altra cosa, è vedere quanto facilmente venga dimenticata la storia di questo settore. Una storia fatta di persone che hanno investito tempo, denaro, energie e passione. Di accompagnatori che hanno passato mesi lontano da casa. Di organizzatori che hanno aperto itinerari quando ancora non esistevano tutte le informazioni che oggi troviamo con una semplice ricerca. Di club che hanno contribuito a far crescere la cultura del turismo itinerante. Di tour operator che hanno trasformato una passione in una professione. Di persone che hanno sbagliato, imparato, ricominciato. E che hanno lasciato qualcosa a chi è arrivato dopo.
Non serve essere d'accordo su tutto.
Non serve apprezzare ogni realtà.
Non serve nemmeno avere lo stesso modo di intendere il viaggio.
Ma il rispetto per chi ha contribuito a costruire questo mondo dovrebbe essere il punto di partenza. Perché senza chi ha percorso quelle strade prima di noi, forse oggi sarebbe tutto molto diverso.

 


E allora, vi racconto anche la nostra verità.


Rotta360 ha una storia che comincia nel 2008. Camperdiem ha un percorso che parte dai raduni e dai viaggi itineranti organizzati dal 2018, prosegue con la nascita del blog nel 2020 e incontra Rotta360 nel 2021.
Nel 2024 le due esperienze confluiscono in un progetto comune. Non siamo perfetti. Non abbiamo inventato il viaggio di gruppo.
Non abbiamo scoperto il Marocco, la Tunisia o la Norvegia.
Non siamo gli unici a proporre viaggi autentici, esperienze particolari o itinerari costruiti con attenzione.
E non abbiamo nessuna intenzione di raccontarvelo. Quello che possiamo raccontarvi è ciò che facciamo, ciò che conosciamo, ciò che abbiamo imparato e ciò che continuiamo a imparare.
Possiamo raccontarvi i nostri viaggi, le persone che ci accompagnano, le esperienze vissute e i progetti che stiamo costruendo.
Possiamo raccontarvi una storia lunga, fatta di tanti capitoli, alcuni scritti da persone che oggi non fanno più parte del nostro percorso, ma che di quel percorso rimangono parte.
Perché riconoscere il passato non toglie valore al presente. Gliene aggiunge.
E soprattutto non abbiamo bisogno di cancellare il lavoro degli altri per dare valore al nostro.

 


La storia non comincia quando decidiamo di raccontarla.


Ecco, forse è proprio questo il senso di tutto il mio racconto. Siamo partiti dal 1841. Siamo passati dal 1901, dal 1932, dal 1950, dal 1973, dal 1985. Abbiamo incontrato storie di viaggiatori che attraversavano l'Africa già negli anni Ottanta. Siamo arrivati al 2008, al 2018, al 2020, al 2021 e infine a oggi.
Quasi due secoli di storia del turismo organizzato e quasi un secolo di associazionismo italiano legato al campeggio e al turismo itinerante.
E ancora qualcuno parla di invenzioni.
Viviamo in un'epoca in cui chi comunica meglio sembra spesso essere anche chi ha fatto tutto per primo. Ma non è così.
Dietro ogni destinazione ci sono storie. Dietro ogni itinerario ci sono persone. Dietro ogni settore ci sono generazioni di esperienze che meritano di essere conosciute.
E nel mondo dei viaggi itineranti questa memoria è particolarmente preziosa. Perché il nostro è un mondo nato dalla voglia di libertà, di scoperta, di condivisione. Non dalla gara a chi arriva primo sui social.
Perciò continueremo a fare quello che abbiamo sempre cercato di fare: viaggiare, conoscere, organizzare, accompagnare e raccontare. Con le nostre idee, il nostro stile e la nostra esperienza. Rispettando chi c'era prima, chi c'è oggi e chi arriverà domani. Ma senza dimenticare una cosa. Non è che il primo sia colui che la racconta per primo. È semplicemente quello che c'era prima.
E prima di parlare di imitazioni, di invenzioni e di rivoluzioni, forse varrebbe la pena conoscere un po' meglio la storia.
Attenzione, gente. Perché la storia non si riscrive a colpi di post.
E credetemi… Ci sarebbe ancora tantissimo da raccontare.